La costa di Bacoli e il porto di Miseno sono stati i protagonisti della prima tappa di Weekend d’autunno, l’iniziativa promossa dalla Soprintendenza ABAP Area Metropolitana di Napoli dedicata alla scoperta dei luoghi più suggestivi del patrimonio culturale campano. Un itinerario in barca ha condotto i visitatori lungo il litorale flegreo per ammirare i resti dell’antica città sommersa, guidati dalla funzionaria archeologa Simona Formola, che ha illustrato la storia e le meraviglie dell’archeologia sommersa di Baia e Miseno.

La Soprintendenza porta il pubblico alla scoperta dell’archeologia sommersa di Bacoli e del porto romano di Miseno
La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli ha inaugurato la prima edizione di “Weekend d’autunno”, un programma di visite guidate e aperture straordinarie che da ottobre a dicembre condurrà cittadini e turisti attraverso i luoghi più nascosti e affascinanti del patrimonio culturale campano. Cinque fine settimana dedicati alla scoperta di siti spesso non accessibili al pubblico, in un viaggio che intreccia archeologia, natura e paesaggio, dal Vesuvio ai Campi Flegrei, da Ercolano a Cimitile, fino alle acque di Bacoli e Miseno.

La tappa inaugurale, svoltasi sabato 25 ottobre, ha avuto come oggetto di visita la costa di Bacoli e il porto romano di Miseno. L’esperienza, organizzata con partenze dal molo di Baia, ha offerto ai partecipanti un suggestivo itinerario in barca (Cymba) per ammirare il patrimonio sommerso che si cela sotto la superficie del mare. A guidare il tour è stata Simona Formola, funzionaria Archeologa della Soprintendenza e responsabile del territorio costiero da Lago Patria a Sorrento. La sua voce, mentre l’imbarcazione avanzava lungo la linea di costa, ha accompagnato il pubblico in un viaggio nel tempo, restituendo la visione di un paesaggio che duemila anni fa era considerato uno dei più spettacolari del Mediterraneo.

Formola ha raccontato come, in epoca romana, questa parte dei Campi Flegrei fosse una vera e propria “Hollywood dell’antichità”: una successione di ville imperiali, terrazze, porti e peschiere che si affacciavano sul mare, costruite con ingegno e lusso dai più potenti personaggi dell’Impero. Baia e Bacoli, luoghi di svago e di mondanità, erano frequentate da senatori, consoli e imperatori. Le residenze si estendevano su più livelli, scendendo dal promontorio fino al mare, con fronti lunghi anche seicento metri e giochi d’acqua che riflettevano la luce del sole tra mosaici e colonne.

Oggi, gran parte di quella magnificenza è nascosta sotto pochi metri d’acqua, sommersa dal bradisismo che nei secoli ha trasformato il profilo costiero. Ed è proprio qui che entra in gioco l’archeologia sommersa, disciplina che permette di leggere e proteggere ciò che il mare ha custodito: resti di porti, moli, peschiere e ville che raccontano la storia di una civiltà raffinata e tecnologicamente avanzata. Nel corso della visita, i partecipanti hanno potuto osservare da vicino i resti del fronte marino di Villa Ferretti, le grandi costruzioni del complesso di Baia, la Villa dei Cesari situata sotto il promontorio del Castello e la celebre Tomba di Agrippina, luogo che la tradizione associa alla madre di Nerone.
L’archeologa ha spiegato come i recenti rilievi condotti dalla Soprintendenza abbiano permesso di mappare gran parte delle strutture sommerse, visibili oggi come tracce rosse su una grande planimetria che ricostruisce la costa antica. Le immagini mostrano un paesaggio fitto di architetture, in cui mare e terra erano un tutt’uno, un sistema di porti privati e approdi monumentali collegati alle ville. Un patrimonio fragile ma prezioso, che richiede un costante lavoro di documentazione, monitoraggio e tutela.
“La Soprintendenza – ha ricordato Formola – si impegna ogni giorno a salvaguardare questa eredità, collaborando con enti locali, università e associazioni per garantire una conoscenza sempre più approfondita e condivisa del territorio”.

A conclusione del percorso, la voce dell’archeologa si è intrecciata con il paesaggio: il promontorio del Castello di Baia da un lato, Marina Grande e la linea di Capo Miseno dall’altro. Il mare, calmo e luminoso, rifletteva le sagome delle antiche costruzioni, restituendo un’immagine viva del passato. È in momenti come questi che l’archeologia sommersa rivela la sua forza evocativa: non solo ricerca scientifica, ma esperienza culturale, capace di unire conoscenza e meraviglia.
Con l’iniziativa Weekend d’autunno, la Soprintendenza ABAP guidata da Paola Ricciardi prosegue un percorso di valorizzazione partecipata, aprendo i luoghi del patrimonio alla comunità e trasformando la visita in un momento di consapevolezza. Un progetto che si muove tra tutela e narrazione, con l’obiettivo di restituire al pubblico un patrimonio che non appartiene solo agli studiosi, ma a tutti i cittadini.