Il complesso delle Terme del Lacus è l’ultimo sito aperto al pubblico (nel 2020) del Parco Archeologico Sommerso di Baia. Individuato nella zona A del parco, adiacente al Ninfeo Sommerso di Claudio, offre agli spettatori un’affascinante testimonianza degli effetti del bradisismo. Qui, infatti, sono presenti ambienti caratterizzati da pavimenti rialzati e colonne adagiate orizzontalmente, progettate per impedire l’ingresso dell’acqua al loro interno. Ma anche alcuni stupefacenti mosaici colorati, fra i più belli di tutta Baia Sommersa.

- Terme del Lacus nel Parco Archeologico Sommerso di Baia
- Storia delle Terme del Lacus
- Strutture delle Terme del Lacus
- Le nuove scoperte
- Informazioni e Contatti
- Mappa
Terme del Lacus nel Parco Archeologico Sommerso di Baia
Le Terme del Lacus fanno parte dell’ultima zona resa accessibile ai visitatori nell’area del Parco Archeologico Sommerso di Baia. Un vastissimo insieme di resti archeologici risalenti all’epoca romana, sprofondati in mare a partire dal V secolo d.C. per gli effetti del bradisismo.
Le conseguenze di tale fenomeno vulcanico, che può determinare un progressivo innalzamento o abbassamento del suolo a seconda delle variazioni di volume del magma presente al di sotto della superficie terrestre, sono evidenti in questo grande complesso termale. Ci troviamo nella zona A del parco, in prossimità di Punta Epitaffio dove è situato il celebre Ninfeo Sommerso di Claudio. Gli ambienti rinvenuti – studiati, restaurati e aperti al pubblico nel 2020 – ci mostrano strati di pavimentazioni rialzate e colonne orizzontali che fungevano da dighe, per impedire all’acqua che avanzava di penetrare nelle stanze.
Storia delle Terme del Lacus
Le prime indagini relative alle Terme del Lacus partirono nel 2018. Si tratta di un enorme complesso termale di oltre 2500 metri quadri situato tra il Ninfeo di Claudio e la Villa dei Pisoni, forse inserito a sua volta all’interno di una residenza privata (ancora da indagare).
Lo stesso anno si cominciò ad analizzare un primo mosaico a tessere policrome individuato qui, caratterizzato da un disegno fatto di ottagoni con al centro fiori stilizzati. Da molti considerato come uno dei più bei mosaici dell’intero parco. Da subito partirono le prime attività di restauro volte a recuperarne i resti, in parte compromessi dal moto ondoso, con la collaborazione del Ministero della Cultura e dell’Istituto Centrale del Restauro di Roma.
Il grande lavoro svolto ha fatto sì che soltanto due anni dopo, nel 2020, il mosaico e il nuovo sito potessero essere aperti al pubblico, così come le altre aree del Parco Sommerso. I visitatori, dunque, da quel momento hanno potuto (e potranno) immergersi in compagnia di una guida per scoprire gli affascinanti ambienti delle Terme del Lacus, situati a circa 5 metri di profondità.
Gli stessi che un tempo si affacciavano sulle acque del Lacus Baianus, il cuore dell’antica Baiae, che ora hanno ricoperto ogni cosa. Nonostante gli sforzi degli antichi romani per adeguare gli edifici alle evidenti problematiche causate dal bradisismo (rialzare i pavimenti e costruire barriere per impedire l’allagamento delle stanze), fu tutto inutile. Il continuo abbassamento del terreno portò inesorabilmente ad un punto di non ritorno, dove l’unica soluzione fu abbandonare le strutture.
Ecco perché sono stati ritrovati, sepolti nella sabbia, anche diversi elementi decorativi. Ad esempio, due trapezofori in marmo (i piedi di un tavolo) caratterizzati da protomi animali, forse di una pantera, e una statua in marmo dalle sembianze di Apollo (scoperta nel 2013), che ora si trovano nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello Aragonese di Baia.
Strutture delle Terme del Lacus
Le strutture che compongono le Terme del Lacus racchiudono una serie di ambienti absidati che affacciavano sul Lacus Baianus. Qui sono visibili diverse colonne e pavimentazioni in marmo, gradini che permettevano la discesa nelle vasche termali e un’ampia banchina che serviva a proteggere la struttura dalle mareggiate.
In più aree ci sono tracce di rialzi che non lasciano spazio all’interpretazione: gli antichi romani tentarono di proteggere le stanze dagli allagamenti dovuti al bradisismo discendente. Perforazioni negli strati delle pavimentazioni hanno portato alla luce bellissimi mosaici nascosti, ornati da tessere colorate che formano disegni a fiori o figure geometriche. In numerosi punti del percorso sono inoltre visibili le colonne disposte orizzontalmente, anch’esse finalizzate ad impedire l’avanzamento dell’acqua negli ambienti.
I vani principali comprendevano:
Un Ambulacro
Ovvero un lungo corridoio di circa 27 metri, tramite il quale si accedeva alle diverse stanze del complesso.
Un Apodyterium
Una stanza dalla forma rettangolare utilizzata come spogliatoio. Probabilmente, la parete settentrionale ospitava delle nicchie per depositare gli effetti personali.
Un Tepidarium
Un ambiente dalla forma rettangolare destinato ai bagni tiepidi, al quale si poteva accedere tramite diversi ingressi. Si tratta di una delle zone meglio conservate del sito, dove sono visibili i diversi livelli di pavimentazioni sovrapposte.
Un Calidarium
Una stanza, anch’essa rettangolare, destinata ai bagni caldi, a cui si accedeva tramite tre ingressi. Qui il pavimento è completamente scomparso o comunque ricoperto da numerosi crolli, tranne in alcuni punti dove emerge una sottopavimentazione in laterizio.
Un Frigidarium
La stanza più ampia, adibita ai bagni freddi. L’ambiente ha subito diverse modifiche che hanno in gran parte alterato il suo aspetto originario. La presenza di due ingressi nell’area di una grande vasca absidata delimitata da un muretto, evidenzia appunto delle incongruenze dovute all’alterazione di un progetto iniziale.
Le nuove scoperte
L’area che si inserisce fra le Terme del Lacus e il Ninfeo Sommerso di Claudio, nella zona di Punta Epitaffio, è in continua evoluzione. I recenti rilievi subacquei hanno portato alla luce nuove scoperte, analizzando un isolato di circa 80 metri che nel 2023 ha restituito una serie di affascinanti elementi.
Fra i resti, un colonnato in pietra, in parte crollato su se stesso, e ulteriori colonne in marmo. Le analisi sui materiali hanno rivelato che una, in particolare, fu realizzata in un pregiato marmo Portasanta proveniente dall’isola di Chios, in Grecia. La stessa, seppur spezzata in due, si distingue fra tutte per aver mantenuto il miglior stato di conservazione nei secoli. Inoltre, è stato individuato anche un pavimento in opus sectile dello stesso marmo Portasanta, composto da lastre triangolari bianche e grigie che, alternandosi, vanno a formare un interessante motivo geometrico.
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