Il Parco Archeologico Sommerso di Baia, o semplicemente Baia Sommersa, il più grande parco sommerso del mondo, è un'area marina protetta che custodisce centinaia di metri di strade, ville imperiali, terme e reliquie risalenti all'epoca romana, nei secoli sprofondate a causa del bradisismo. Oggi questi resti sono accessibili attraverso emozionanti visite subacquee e costituiscono una grande risorsa turistica ed economica per i Campi Flegrei. Ma, soprattutto, rappresentano un'enorme opportunità per la ricerca scientifica, che affronta sfide quotidiane per sviluppare nuove tecniche di studio e conservazione dei reperti, valorizzando questo patrimonio di inestimabile valore storico e culturale, riconosciuto a livello mondiale.

- Campi Flegrei
- Baia Sommersa
- Siti del Parco Archeologico Sommerso di Baia
- Villa a Protiro
- Villa dei Pisoni
- Portus Julius
- Ninfeo sommerso di Claudio
- Secca delle Fumose
- Terme del Lacus
- Storia di Baia Sommersa
- Sfide e problematiche
- Habitat marino
- Tecniche di studio
- Futuro
Baiae, luogo rinomato di villeggiatura all’insegna dell’otium degli antichi romani
I Campi Flegrei sono un luogo unico al mondo, dove natura e storia si fondono in uno scenario di ineguagliabile fascino. Questa zona, a nord-ovest di Napoli, deve il suo nome al greco antico: il termine “φλέγω” (flego) significa letteralmente “ardo, brucio”. Dunque era, ed è tuttora, una terra ardente, poiché legata a un suolo vulcanico ancora attivo che si manifesta attraverso terremoti, fumarole e fenomeni geologici impetuosi che da secoli continuano a mutare il territorio, dando vita a un’atmosfera misteriosa che in origine ispirò miti e leggende.
Tra caldere, laghi sulfurei e sorgenti termali, molti illustri romani costruirono strade, monumenti e splendide ville residenziali per trascorrere lunghi periodi di villeggiatura all’insegna dell’otium, la pratica del riposo e della contemplazione. Ad esempio: il dittatore Lucio Cornelio Silla, che qui trovò riposo; lo scrittore e politico Marco Tullio Cicerone, che fra questi paesaggi cercava l’ispirazione per le sue opere; l’imperatore Augusto, che scelse i Campi Flegrei come rifugio dalla frenesia di Roma. Proprio qui sorgevano, al contempo, le località più famose dell’impero: Puteoli era la città commerciale più rinomata; Baia, la località residenziale più prestigiosa; Miseno, il quartier generale della flotta militare.
Musicisti, letterati, politici, nobili, filosofi, in tanti sono passati di qui innamorandosi di alcuni di questi meravigliosi luoghi. Gli stessi luoghi che oggi ci aprono una porta verso il passato, grazie ad un preziosissimo patrimonio archeologico custodito fra terra e mare, testimone di secoli di storia. È in questo contesto che si colloca il Parco Archeologico Sommerso di Baia, un vero e proprio tesoro nascosto nelle profondità dell'acqua.
Baia Sommersa, il parco archeologico sommerso più grande del mondo
Il Parco Archeologico Sommerso di Baia, o Baia Sommersa, è il parco sommerso più grande del mondo, nonché una delle superfici archeologiche più affascinanti, riconosciute e studiate a livello internazionale. Dal 2002 è un'area marina protetta, costituita da 176,6 ettari di strade, ville, peschiere, complessi termali, pavimenti, mosaici e tanti altri resti risalenti all’epoca romana, che dal IV sec. d.C. hanno progressivamente cominciato a sprofondare sotto il livello del mare, a causa del bradisismo. Un fenomeno vulcanico che consiste in un graduale abbassamento (bradisismo negativo) o innalzamento (bradisismo positivo) del livello del suolo, dovuto alle variazioni di volume delle camere magmatiche localizzate in prossimità della superficie terrestre.
I frammenti sottomarini, dunque, facevano parte della vecchia costa di Baia che nel corso dei secoli si è lentamente inabissata, mentre il litorale che possiamo osservare oggi, invece, era l’antica zona collinare della città. Questo incredibile insieme di tesori archeologici si può visitare attraverso tour subacquei, la cui organizzazione è affidata ai diving center territoriali.
Nel frattempo, la Soprintendenza Archeologica di Napoli e l’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro lavorano costantemente su nuove tecniche di conservazione e valorizzazione dei reperti, alcuni dei quali sono stati prelevati e trasferiti al Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello Aragonese di Baia, mentre nel Parco Sommerso sono state inserite fedeli riproduzioni.
Tutti i siti del Parco Archeologico Sommerso di Baia
Il Parco Archeologico Sommerso di Baia è diviso in diverse aree accessibili al pubblico, come già anticipato, tramite percorsi subacquei. Ognuna di esse offre svariate strutture e reperti da poter visitare. Le zone di maggior rilievo sono 6: Villa Protiro, Villa Pisoni, Portus Julius, Ninfeo Sommerso di Claudio, Secca delle Fumose e Terme del Lacus.
Villa a Protiro
Questa zona, situata nella regione sud del parco, è formata da una strada dove si affacciano taverne, resti di peschiere, moli e una villa: la Villa con ingresso a Protiro. Così chiamata per il suo caratteristico porticato d’ingresso. Le stanze della villa si affacciano su un atrio centrale che all’epoca fungeva da fonte naturale di luce. In una di queste stanze, oggi è possibile ammirare splendidi mosaici composti da tasselli bianchi e neri che formano un motivo geometrico esagonale.
Villa dei Pisoni
La Villa dei Pisoni risale al I secolo a.C. e apparteneva alla famiglia dei Pisoni (su alcuni sigilli rinvenuti in loco vi è inciso il loro nome), famosa per aver organizzato un complotto contro l’imperatore Nerone. Tuttavia il complotto non riuscì, anzi, vennero scoperti e la villa diventò proprietà dell’imperatore. È caratterizzata da un ampio giardino circondato da un portico e da corridoi. Un lato del giardino si affaccia su un complesso termale, l’altro lato invece porta a delle stanze di servizio che conducono a grosse vasche per l’allevamento dei pesci.
Portus Julius
Il Portus Julius era un porto militare, all’epoca era collegato al Lago Lucrino e al Lago d'Averno tramite un canale navigabile. Realizzato nel 17 a.C. per volere di Vipsanio Agrippa, serviva come arsenale della flotta imperiale, dove le navi venivano allestite prima di salpare dal vicino porto di Miseno. La struttura portuale sommersa fu scoperta negli anni ’40, quando il pilota Raimondo Bucher stava sorvolando la zona in aereo e, dall’alto, si rese conto della presenza dei resti archeologici in mare. Oggi, in quest’area, è possibile ammirare anche alcune pavimentazioni con disegni in mosaico, fra i 3 e i 5 metri di profondità.
Punta Epitaffio (Ninfeo sommerso di Claudio)
L’area relativa a Punta Epitaffio è fra le più interessanti. Si tratta del Ninfeo dell’imperatore Claudio, scoperto negli anni '80. È costituito da un edificio di forma rettangolare arricchito da una serie di statue. Attualmente le statue sommerse sono delle copie, poiché le sculture originali furono prelevate e ricollocate al Museo dei Campi Flegrei. Fra queste c’è, ad esempio, la statua di Ulisse che porge una coppa di vino (a Polifemo). Una rappresentazione del mito greco in cui l’eroe fece ubriacare il ciclope prima di accecarlo. Ci sono anche le statue di una bambina e una donna, poi identificate come la figlia e la madre dell’imperatore, Ottavia e Antonia Minore. Adiacente al Ninfeo c’è una grande strada formata da lastroni, riconducibile alla famosa via Herculanea.
Secca delle Fumose
La Secca delle Fumose è una zona ricca di fumarole vulcaniche. Infatti, tra diversi piloni che giacciono sul fondale, che probabilmente servivano a proteggere la struttura del Portus Julius, si possono incontrare diverse emissioni gassose e calde sprigionate dal sottosuolo.
Terme del Lacus
Attualmente (le Terme del Lacus) è l’ultimo sito aperto al pubblico, nel 2020. Si tratta di un complesso termale localizzato a 4 metri di profondità, all’interno di una grande domus ricca di pavimenti in mosaico con tasselli colorati che, intrecciandosi, creano un vivace insieme di forme e colori. Ci sono vasche, stanze circolari e colonne. Queste ultime si presentano posizionate in orizzontale, probabilmente per proteggere gli ambienti dagli effetti del bradisismo, che già cominciava a farsi sentire, impedendo l’ingresso dell’acqua nelle stanze. Anche i pavimenti appaiono sovrapposti su più livelli, un’ulteriore conseguenza dei fenomeni vulcanici della terra.
Le tappe storiche di Baia Sommersa, dalla scoperta ad area marina protetta

Anni '20
Erano gli anni ’20 quando alcune operazioni di dragaggio nel porto portarono alla luce i primissimi resti. Si trattava di alcune rovine di un imponente palazzo, in seguito interpretato come Palazzo Severiano. L’evento richiamò l’attenzione di Benito Mussolini, che all’epoca propose addirittura di recintare il golfo di Baia e prosciugarlo per effettuare ulteriori scavi via terra, ma l’idea non si concretizzò.
Anni '40
Negli anni ’40 Raimondo Bucher (un pilota delle Frecce Tricolore, che in seguito diventò uno dei più grandi pionieri della subacquea italiana) stava sorvolando il mare di Baia e, dall’alto, si rese conto della presenza di una vera e propria città coperta d'acqua. Scattò delle foto aeree, che effettivamente evidenziavano un’area archeologica sommersa. Quel punto preciso venne poi identificato come Portus Julius, il porto militare creato nel 37 a.C. da Vipsanio Agrippa come arsenale del porto di Miseno.
Anni '60 e '70
La scoperta di Baia Sommersa rappresentò la prima vera sfida per l’archeologia subacquea italiana. All’epoca non erano ancora diffuse le figure degli archeologi subacquei professionisti, perciò le prime sperimentazioni venivano affidate a dei subacquei volontari. Tuttavia ci furono diverse esperienze positive negli gli anni ’60 e ’70. Al tempo, ad esempio, furono ritrovate le statue di Ulisse e del suo compagno Baio con in mano un otre di vino. Le sculture rappresentano un celebre racconto della mitologia greca, durante il quale l’eroe, insieme ai suoi uomini, fece ubriacare Polifemo per poi accecarlo. Fu proprio all’epoca che la Soprintendenza di Napoli cominciò a pensare di trasformare il Castello di Baia in un museo, collocando lì una parte dei ritrovamenti sommersi, fra cui queste statue. Un’idea che trovò una definitiva concretizzazione qualche anno più tardi.
Anni '80
Gli anni ’80 furono un periodo importante. Fu allora che si diede il via al primo vero scavo subacqueo diretto da archeologi professionisti, grazie al quale si poté identificare il Ninfeo di Punta Epitaffio, appartenuto all’imperatore Claudio. Poco dopo fu redatta la prima Carta Archeologica di Baia Sommersa, che consentì alla Soprintendenza di prendere i provvedimenti iniziali legati alla tutela del patrimonio. Ben presto, infatti, fu richiesta la delocalizzazione del porto, poiché l’attività delle navi era pericolosa per i reperti.
Anni '90
Nel 1993 nacque il Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello Aragonese di Baia. Nel 1997, al suo interno, fu allestita la sala del Ninfeo di Punta Epitaffio, con delle riproduzioni che si avvicinavano all’originale struttura sommersa. Poco tempo dopo, mentre le attività di rilevamento di Baia sommersa continuavano, fu predisposto un primo percorso di visita per subacquei. La Capitaneria di Porto cominciò a regolare il transito delle navi commerciali e furono emanate ordinanze che vietavano di alterare lo stato dei luoghi.
Anni 2000
Nel 2000 venne definitivamente sospesa l’attività del porto nelle acque del Parco Archeologico Sommerso di Baia su ordine della magistratura, per la salvaguardia del patrimonio archeologico. Ma il vero punto di svolta arrivò nel 2002, con il decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio che, finalmente, istituì Baia Sommersa come area marina protetta.
Sfide e problematiche connesse alla scoperta di Baia Sommersa
Nella tortuosa storia che ha caratterizzato il Parco Archeologico Sommerso di Baia ci sono state numerose sfide da affrontare. Quando ci si rese conto della presenza in mare di un immenso patrimonio storico risalente all'antica Roma, l'archeologia italiana non era del tutto preparata. Soprattutto all'inizio è stato difficile adeguarsi ad un contesto ambientale non del tutto favorevole. Era necessario studiare un piano di conservazione che proteggesse i reperti dai danni delle mareggiate, delle correnti, degli organismi marini e soprattutto dell'uomo.
Infatti, soprattutto negli anni '60 e '70, periodo in cui l'attività subacquea diventò popolare, si presentò il problema dei saccheggi. Centinaia di sub cominciarono a esplorare i fondali di Baia Sommersa e a portare via tantissimi oggetti antichi, che il mare aveva custodito per millenni. Non c'era ancora una regolamentazione a riguardo. Anche l'attività commerciale del porto era estremamente pericolosa, poiché le navi spesso sfregavano contro i reperti archeologici, danneggiandoli. Problematiche che hanno trovato una definitiva risoluzione nel 2002 con l’istituzione dell'area marina protetta.
Habitat marino all'interno del Parco Archeologico Sommerso di Baia
Una delle meraviglie, che si può notare immergendosi alla scoperta del Parco Archeologico Sommerso di Baia, è l’incredibile fauna marina che vive e si aggira tra i reperti. Organismi vegetali e animali che hanno trovato il loro habitat naturale sulle pareti dei muri, tra le fessure, nelle crepe dei resti archeologici. Nuotando è possibile incontrare cernie, murene, triglie, polpi, stelle di mare, anemoni, crostacei, senza contare le tantissime tipologie di alghe.
È stato necessario tenerne conto, per lo studio della conservazione dei beni culturali subacquei. Soprattutto perché i microrganismi, che spesso appaiono come incrostazioni sulla superficie degli elementi, possono alterare le proprietà chimico-fisiche delle strutture sommerse. In questo senso, studi biologici e processi di degrado dei materiali sono stati messi in relazione, per poter predisporre delle strategie conservative realmente efficaci.
Tecniche di studio sull'archeologia sommersa di Baia
Il Parco Archeologico Sommerso di Baia è davvero vasto, ricco di strutture che necessitano di indagini, ricostruzioni storiche, documentazioni, interpretazioni e pubblicazioni. I ricercatori lavorano ogni giorno con l’obiettivo di migliorare la conoscenza di quest’area così estesa che, ad oggi, non è stata ancora totalmente approfondita. Le analisi, così come le tecniche di restauro, hanno dovuto adattarsi all’ambiente marino. Proprio per questo, la ricostruzione 3D si è rivelata la soluzione più idonea per poter studiare al meglio le strutture sommerse.
In genere, questo sistema si avvale di tecniche di rilevamento ottiche e acustiche. I sistemi acustici funzionano meglio in condizioni di scarsa visibilità, ma i risultati non sono del tutto precisi e non contengono informazioni sui colori. I sistemi ottici invece, come la fotogrammetria, sono più completi e accurati, ma risentono della torbidità dell’acqua, della scarsità di luce e degli elementi in movimento come alghe o pesci.
Negli ultimi tempi si è dimostrato molto più valido l’uso del Laser Scanner 3D. Un macchinario avanzato che, scansionando l’oggetto o il sito da diverse angolazioni, riesce ad acquisirne la forma tramite la posizione di migliaia di punti. In questo modo restituisce un modello 3D che può essere poi renderizzato per la visualizzazione.
Il futuro del Parco Archeologico Sommerso di Baia
Fin dalle sue origini, è stato chiaro che il Parco Archeologico Sommerso di Baia fosse un ambiente perfetto per il turismo. La vicinanza alla costa e alla città, la scarsa profondità, l’ambiente mite, tutte condizioni favorevoli per la musealizzazione.
Il numero di visitatori che si immergono cresce di anno in anno e i diving center sono sempre a lavoro per migliorare la fruizione del sito e apportare nuove idee, in attesa dei relativi finanziamenti. Fra le novità, ad esempio, ci sarà la possibilità di visitare il parco anche per i non subacquei, attraverso il semplice snorkeling o su barche con fondo di vetro. Oppure, l’allestimento di una sala multimediale sulla terraferma, che permetta ai visitatori non sub di partecipare alle visite osservando le persone immerse e ascoltando la guida, che indosserà una maschera con dei microfoni.
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