La Villa con ingresso a Protiro è uno dei siti del Parco Archeologico Sommerso di Baia, un prezioso complesso di strade, strutture e resti romani sprofondati in mare secoli orsono, a causa del bradisismo. La villa, così denominata per un particolare portico che introduceva all’abitazione, è la più ricca di decorazioni. Le stanze erano ornate di marmi preziosi e pavimenti in mosaico, che oggi è possibile visitare dal vivo grazie a suggestivi tour subacquei guidati, attraverso le meraviglie del Parco Sommerso.

- Villa con ingresso a Protiro: posizione e caratteristiche
- Decorazioni e mosaici della villa
- Storia della villa con ingresso a Protiro
- Struttura e ambienti della villa
- Realtà virtuale e ricostruzioni 3D
- Informazioni e Contatti
- Mappa
Villa con ingresso a Protiro, posizione e caratteristiche
La villa con ingresso a Protiro è situata nella zona sud-ovest del Parco Archeologico Sommerso di Baia, il più grande parco sommerso del mondo. La villa si inserisce appunto tra centinaia di metri di strade, strutture, residenze e statue risalenti all’antica Roma, che costituivano la vecchia costa di Baiae, poi sprofondata nel corso dei secoli per il bradisismo. Noto fenomeno vulcanico che da sempre colpisce la zona dei Campi Flegrei.
Questa grande dimora prende il nome dal suo caratteristico porticato d’ingresso (difatti, dal greco antico “pro” significa “davanti” e “thyra”, “porta di casa”). Era formato da due colonne, ormai perse, e due lunghi sedili in muratura simili alle classiche panche normalmente utilizzate per permettere alle persone di sedersi nei momenti di attesa. Dunque si è ipotizzato che la villa potesse appartenere a un medico o uomo di legge, tuttavia non ci sono certezze relative alla proprietà originaria.
Decorazioni e mosaici della Villa Protiro
Ciò che è certo, invece, è che qui sono state rinvenute alcune delle più belle decorazioni di Baia Sommersa. Marmi preziosi e bellissimi mosaici sono sopravvissuti al tempo e giacciono ancora su questi fondali, che oggi sono accessibili al pubblico grazie a stupefacenti visite subacquee con guide locali. Fra tutti gli ornamenti, c’è un particolare mosaico composto da tessere bianche e nere con motivi geometrici esagonali e circolari, fra cui spiccano delle figure a forma di “pelte”, antichi scudi utilizzati anche dai gladiatori.
Storia della Villa con ingresso a Protiro
A partire dagli anni ’80, periodo in cui cominciarono i primi scavi subacquei professionali nel territorio di Baia Sommersa, le scoperte relative alla villa con ingresso a Protiro hanno mostrato una continua evoluzione. La struttura, riconducibile intorno al II secolo d.C., è stata oggetto di numerosissimi interventi di restauro, volti alla conservazione dei tanti ornamenti che impreziosivano la residenza, come marmi e pavimenti in mosaico. La dimora era adornata anche da tante statue, una in particolare fu rinvenuta alla fine degli anni ’90 e trasferita al Museo Archeologico dei Campi Flegrei all’interno del Castello Aragonese di Baia. Si trovava al centro del grande giardino che costituiva il nucleo della villa, proprio lì è ancora visibile il piedistallo dove si ergeva la scultura.
Poco più tardi, nel 2000, il sito fu colpito da un incidente: la chiglia di una nave distrusse i resti delle due colonne con la relativa trabeazione che componevano il portico d’ingresso, ovvero il protiro. L’elemento da cui la villa ha appunto preso il nome, poiché rappresentava una delle caratteristiche più interessanti dell’architettura. Da questo spiacevole episodio, però, nacque qualcosa di positivo. La magistratura sospese definitivamente l’attività del porto di Baia in queste acque, per garantire la salvaguardia del patrimonio archeologico. Soltanto due anni dopo arrivò un ulteriore punto di svolta: il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio istituì Baia Sommersa come area marina protetta.
In seguito, a partire dal 2003, l’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro diede il via alle opere di manutenzione finanziate dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, tuttora in corso. L’obiettivo è la sperimentazione di metodologie sempre più efficienti finalizzate al restauro di alcune aree della villa e dei mosaici, che sono stati ricoperti con un particolare geotessuto bianco funzionale per la conservazione degli stessi.
Nel 2018 è stato scoperto un nuovo mosaico raffigurante dei “pancrazisti”, ovvero atleti impegnati nel “pancrazio”, un antico sport da combattimento praticato all’epoca, all’interno del quale sono visibili due lottatori e due arbitri durante una gara. Recentemente, poi, è stato rinvenuto un ulteriore mosaico di grandi dimensioni che ritrae animali marini: un delfino, un tonno, una cernia e una murena. Diversamente dai precedenti, quest’ultimo non è accessibile al pubblico in quanto soggetto di massicci lavori di scavo e ripristino.
Struttura e ambienti della Villa Protiro
La struttura della Villa con ingresso a Protiro si affaccia in quello che all’epoca doveva esser stato un affollato quartiere commerciale. La strada adiacente, infatti, è ricca di cubicoli probabilmente utilizzati come taverne e botteghe dove i mercanti esponevano la propria merce. Nelle vicinanze è ancora visibile anche una struttura termale pubblica. Qui si riconoscono perfettamente le intercapedini quadrangolari dove passava l’aria calda, che serviva per il riscaldamento delle sale che componevano il calidarium.
Arrivando alla Villa, invece, ci si trova davanti a una delle numerose dimore marittime della zona: costruzioni residenziali che sporgevano verso il mare. Nella zona occidentale, infatti, c’era un bacino utilizzato per l’approdo delle imbarcazioni, munito di una doppia fila di piloni che proteggevano la struttura dal vento e dalle mareggiate.
Una volta varcato il “protiro”, ovvero il portico d’ingresso che, come abbiamo già accennato, era formato da due colonne e due lunghe sedute in muratura che precedevano l’entrata, si arriva nell’atrio centrale. Qui c’era un enorme giardino attorno al quale si sviluppava l’intera villa, con stanze che ne circondavano il perimetro ricevendo da qui la luce naturale. Al centro c’era una statua, scoperta negli anni ’90 e poi trasferita al Museo dei Campi Flegrei.
A sud dell’atrio, invece, si trovava un’ampia sala semicircolare di 10,37 metri. Diversi ambienti erano ricoperti da preziosi ornamenti, come le grandi lastre di marmo di cui in seguito si è studiata la composizione, determinandone la provenienza: Italia, Turchia e Grecia.
Ma il pezzo forte sono i meravigliosi pavimenti in mosaico, ancora visibili durante i tour subacquei aperti al pubblico. Le guide, di solito, scoprono pian piano i tasselli a figure geometriche spostando la sabbia, permettendo ai visitatori di ammirarli in tutto il loro splendore, per poi ricoprirli nuovamente. Un’azione necessaria a proteggerli dalla luce e dagli agenti esterni. Fra tutti, spicca il già citato mosaico “a pelte” con tessere nere e bianche, che nel tempo è divenuto uno dei principali simboli di Baia Sommersa.
Realtà virtuale e ricostruzioni 3D
Negli ultimi anni la realtà virtuale si è dimostrata uno strumento particolarmente efficace per la ricostruzione digitale dei siti di Baia Sommersa e di molti ambienti della Villa con ingresso a Protiro. Sono stati fatti passi da gigante nella ricostruzione 3D, permettendo a chiunque, anche ai non-sub, di poter esplorare le strutture originarie così come apparivano all’epoca romana, immergendosi negli ambienti e ammirando le suggestive decorazioni.
Le immagini finali restituite dai software sono l’ultima fase di un lungo processo che inizia con la raccolta di dati e documentazioni storiche e geometriche, poi messe in relazione e combinate in modo da poter produrre interpretazioni affidabili delle strutture architettoniche. Le moderne tecnologie di computer grafica, in continuo sviluppo, offrono infatti la preziosa possibilità di promuovere maggiormente il patrimonio archeologico, soprattutto quando i resti e i siti non sono facilmente accessibili a causa di limiti fisici o ambientali.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|