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Valentino Schiano, la storia del ciclismo a Monte di Procida

Il Memorial Valentino Schiano, che ogni 1° maggio riporta in strada la pedalata ecologica a Monte di Procida e il lancio degli aquiloni ad Acquamorta, nasce da una storia concreta fatta di sport, lavoro e territorio. Dietro questo appuntamento c’è il percorso di Valentino Schiano, figura centrale per la nascita del ciclismo montese e protagonista di una stagione che ha segnato il paese. Dalla fondazione del Gruppo Sportivo Bar Pina fino all’organizzazione del Giro d’Italia a Monte di Procida del 1977, la sua attività ha costruito nel tempo una cultura sportiva condivisa. Il Memorial raccoglie e continua quella eredità, trasformando il ricordo in partecipazione. La giornata del 1° maggio a Monte di Procida diventa così il punto di incontro tra passato e presente, tra chi quella storia l’ha vissuta e chi la ritrova oggi nelle strade del paese e sul lungomare. Il racconto parte da qui: dalla memoria familiare e dal contributo di Enrico Schiano, per ricostruire una delle storie più significative dello sport nei Campi Flegrei.

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Enrico e Michele Schiano, fratelli e figli di Valentino Schiano. A destra Maria Pia Colandrea madrina del Memorial Valentino Schiano.
  1. Le origini di Valentino Schiano
  2. Bar Pina e il ciclismo a Monte di Procida
  3. Le gare nei Campi Flegrei
  4. Le gare a Monte di Procida
  5. Il Giro d’Italia del 1977
  6. Monte di Procida al centro del ciclismo
  7. Sport, cultura ed eredità
  8. Il Memorial Valentino Schiano
  9. Bar Pina e la memoria viva

Valentino Schiano, il ragazzo di Cappella che sognava la bicicletta

Valentino Schiano nacque nel 1920 nella frazione di Cappella, a Monte di Procida (Na), in una famiglia legata alla terra e al lavoro agricolo. I suoi familiari coltivavano i campi e portavano il vino a Napoli, vivendo di sacrificio e di una quotidianità semplice. In quel contesto, lo sport entrò presto nella sua vita come passione autentica, prima ancora che come progetto. Da ragazzo seguiva i grandi campioni del ciclismo italiano, in particolare Alfredo Binda, che considerava il suo riferimento.

A diciotto anni, nel 1938, Valentino desiderava correre in bicicletta, ma una bici da corsa era un lusso difficile da permettersi. Scelse allora la marcia, disciplina più accessibile, partecipando a una gara organizzata nell’area flegrea. Quel giorno si impose con forza, staccando il gruppo e arrivando con largo anticipo sugli altri concorrenti. Fu uno dei primi segnali di una vocazione sportiva che avrebbe segnato la sua vita e, più avanti, anche quella di Monte di Procida.

La guerra interruppe quel percorso giovanile. Valentino fu mandato in Africa, in Abissinia, venne fatto prigioniero dagli inglesi e riuscì poi a tornare a Napoli. Rientrato a Monte di Procida, riprese in mano la sua vita partendo dal lavoro. Imparò il mestiere di pasticciere, si formò in una bottega locale e nel 1950 aprì il suo bar-pasticceria nel centro storico del paese. Da quel luogo sarebbe nata una delle pagine più importanti dello sport montese.

Il Bar Pina e la nascita del ciclismo a Monte di Procida

Nel 1959 Valentino Schiano riuscì a trasformare una passione personale in un progetto collettivo. Fondò il Gruppo Sportivo Bar Pina, intitolato alla moglie Pina, costruendo intorno al bar un punto di riferimento per atleti, amici, appassionati e istituzioni locali. Il 30 marzo di quell’anno, davanti alla chiesa del centro storico, venne scattata una foto che ancora oggi resta simbolica: ci sono i ciclisti, le autorità del paese, il sindaco Tozzi, il maresciallo dei Carabinieri, i bambini della famiglia Schiano e un’intera comunità riunita intorno a un’idea nuova.

Secondo il racconto del figlio Enrico, quella data può essere considerata la nascita ufficiale del ciclismo a Monte di Procida. Prima c’erano stati fermenti, gare nel dopoguerra e passione diffusa, ma con il Gruppo Sportivo Bar Pina il ciclismo trovò una struttura, una squadra, un’organizzazione. Valentino raccolse atleti dal Napoletano e dalla Campania, seguendo anche ciclisti locali come Giuseppe Illiano, originario di Cappella, poi diventato un nome importante nella memoria sportiva del territorio.

Il gruppo crebbe rapidamente. Non si limitò ai dilettanti, ma arrivò a comprendere esordienti, allievi e corridori più esperti. Nel 1961 arrivarono risultati di grande peso: il Gruppo Sportivo Bar Pina raccolse successi in tre categorie diverse, con Cesarini tra gli esordienti, Baiano tra gli allievi e Giuseppe Cutolo tra i dilettanti. Questi risultati contribuirono a far riconoscere Valentino Schiano come uno dei migliori organizzatori sportivi della Campania.

Un organizzatore capace di portare il ciclismo nei Campi Flegrei

Valentino Schiano non fu soltanto fondatore di una squadra. Fu soprattutto un organizzatore instancabile. Tra il 1959 e gli anni successivi mise in piedi decine e decine di gare, fino a superare, secondo il racconto familiare, le duecento manifestazioni ciclistiche. Per lui organizzare una corsa significava portare persone nel territorio, far conoscere Monte di Procida e dare visibilità ai Campi Flegrei.

Tra le intuizioni più importanti ci fu il Giro dei Quattro Laghi, pensato per attraversare e promuovere l’area flegrea. Il percorso coinvolgeva Monte di Procida, Bacoli, Pozzuoli, il Lago d’Averno, il Lucrino e le strade più dure del comprensorio. Era una gara ambita, faticosa, capace di attirare corridori campani e atleti provenienti anche da altre zone d’Italia. In quella visione sportiva c’era già un’idea di territorio: usare il ciclismo per raccontare luoghi, paesaggi e comunità.

Accanto al Giro dei Quattro Laghi arrivarono altre manifestazioni importanti. Valentino organizzò due edizioni della San Pellegrino, gara per dilettanti capace di richiamare ciclisti da tutta Italia, e portò a Monte di Procida due edizioni del Giro della Campania, competizione storica del ciclismo dilettantistico. Lavorò anche su gare locali, come la cronometro Acquamorta-Montegrillo e la Acquamorta-Casevecchie, pensate per coinvolgere il paese senza paralizzarlo.

Le gare a Monte di Procida e il rapporto di Valentino con la comunità montese

Uno degli aspetti più forti del lavoro di Valentino Schiano fu la capacità di adattare lo sport alla vita quotidiana del paese. Monte di Procida aveva strade strette, salite dure, spazi complicati. Organizzare gare su strada significava affrontare problemi di traffico, sicurezza e viabilità. Valentino trovò soluzioni pratiche, portando le corse dove era possibile e costruendo percorsi capaci di coinvolgere i cittadini.

Le gare di ciclocross furono una delle risposte più intelligenti. Attraversavano strade secondarie, zone rurali, passaggi dietro la chiesa, il Cavone, Montegrillo e altri tratti meno battuti. In questo modo il paese poteva seguire la gara da vicino, fare il tifo, partecipare senza subire disagi eccessivi. Lo sport entrava nelle strade, nei rioni, nei luoghi della vita quotidiana.

Bar Pina diventò il centro naturale di questo movimento. Nel locale si parlava di ciclismo, ma anche di calcio, ippica, motociclismo, ginnastica, pattinaggio, tiro al piattello e pallacanestro. Valentino, pur avendo una formazione scolastica semplice, mostrava una conoscenza ampia dello sport e una capacità rara di organizzare. Dettava appunti, preparava programmi, costruiva tornei, coinvolgeva amici e collaboratori. Il bar era una sede sportiva prima ancora che un’attività commerciale.

Il 20 maggio 1977 e il Giro d’Italia a Monte di Procida

Il punto più alto della storia sportiva di Valentino Schiano arrivò il 20 maggio 1977, quando il Giro d’Italia partì da Monte di Procida con il cronoprologo. Fu il coronamento di un sogno coltivato per anni. A rendere possibile quel traguardo contribuirono la reputazione costruita sul campo, la medaglia d’oro ricevuta dalla Federazione Ciclistica Italiana come miglior organizzatore della Campania e i rapporti con figure centrali del ciclismo nazionale.

Nel racconto di Enrico Schiano resta vivo l’arrivo dell’avvocato Carmine Castellano, vice direttore del Giro d’Italia, mandato a Monte di Procida per avviare il percorso organizzativo. Castellano si presentò nella pasticceria di Valentino in un momento di lavoro intenso. Valentino, impegnato tra dolci e matrimoni, inizialmente lo scambiò per un rappresentante. Quando capì chi aveva davanti, lasciò il lavoro, si sedette al tavolino e cominciò a scrivere una pagina destinata a restare nella memoria del paese.

Il cronoprologo fu una prova a cronometro da Bacoli a Monte di Procida, con passaggio per Torregaveta e arrivo dopo una salita dura. Poco più di sette chilometri percorsi a tutta, come impone una cronometro. La prima maglia rosa andò al belga Freddy Maertens, che batté Francesco Moser di pochi secondi. In gara c’erano campioni come Moser, Baronchelli e Felice Gimondi, già a fine carriera ma ancora amatissimo dal pubblico. A Monte di Procida Gimondi arrivò settimo e fu tra i più applauditi.

Il giorno in cui Monte di Procida si scoprì al centro del ciclismo

L’arrivo del Giro d’Italia cambiò il clima del paese. Nei mesi precedenti si lavorò con il Comune, con le scuole e con le realtà locali. Furono organizzate iniziative per coinvolgere gli studenti, concorsi, momenti pubblici e attività preparatorie. Monte di Procida attese il Giro come un evento mai visto prima. Persone che vivevano fuori tornarono apposta, marittimi rientrarono per assistere alla corsa, le strade si riempirono.

Quel giorno l’elicottero del Giro mostrò dall’alto un paesaggio che colpì anche chi raccontava la corsa. Mare, laghi, colline, promontori, Bacoli e Monte di Procida apparvero come un’unica scenografia naturale. L’evento lasciò nel paese una nuova consapevolezza. Monte di Procida si sentì osservata, riconosciuta, capace di ospitare una manifestazione nazionale.

Secondo la testimonianza di Enrico, anche alcune attività del territorio trassero forza da quella visibilità. Montegrillo cominciò a essere guardata con occhi diversi, la Torre Saracena aumentò la propria notorietà, e l’idea di costruire intorno al panorama e all’accoglienza iniziò a prendere corpo. Il Giro d’Italia a Monte di Procida fu sport, ma anche promozione del territorio. Valentino Schiano aveva intuito proprio questo: una gara poteva diventare racconto pubblico di un luogo.

Dopo il Giro d'Italia, Valentino diventa il mecenate dello sport e della cultura

Il Gruppo Sportivo Bar Pina continuò la propria attività fino ai primi anni Ottanta. Valentino, ormai provato da anni di lavoro in pasticceria e da un impegno organizzativo continuo, decise poi di sciogliere le squadre. Il peso economico e le difficoltà crescenti rendevano complicato proseguire con la stessa intensità. La sua attività pubblica, però, proseguì in altre forme.

Continuò a organizzare gare, eventi sportivi e iniziative culturali. Fu definito anche un mecenate, perché la sua azione superava il perimetro del ciclismo. Contribuì all’Estate Montese, promosse appuntamenti culturali, gare di pittura estemporanea, manifestazioni cittadine, iniziative legate ad Acquamorta e al centro del paese. Accanto a lui operarono persone come Aldo Romeo, Mimmo Mancino e tanti giovani che lo seguirono nell’organizzazione.

Valentino Schiano scomparve nel 1989. Dopo la sua morte, i figli decisero di portare avanti sia l’attività lavorativa sia quella sportiva. Enrico, Michele, Carla e gli altri familiari continuarono a custodire quel patrimonio di relazioni, memoria e impegno. Il Gruppo Sportivo riprese vita con il nome Bar Pina Schiano Valentino, mantenendo il legame con il padre e aggiornandosi anche alle nuove forme del ciclismo.

Il Memorial Valentino Schiano e la giornata del 1° maggio

Negli anni Novanta, con la diffusione della mountain bike, la famiglia Schiano e il nuovo gruppo sportivo rilanciarono l’attività ciclistica. Enrico e Michele parteciparono direttamente come atleti, insieme ad amici, parenti e vecchi ciclisti legati alla storia di Valentino. Anche in quella fase arrivarono risultati, tra cui il titolo campano nella specialità conquistato da Enrico Schiano, cugino di Enrico.

Da quel percorso nacque il Memorial Valentino Schiano, organizzato ogni anno il 1° maggio a Monte di Procida. La manifestazione conserva ancora oggi il nucleo originario immaginato dalla famiglia: una mattinata in bicicletta per attraversare il paese e un pomeriggio ad Acquamorta con il lancio degli aquiloni. Nel tempo sono state realizzate decine di edizioni, con il coinvolgimento di bambini, famiglie, scuole, genitori e nonni.

Il senso del Memorial sta proprio in questa continuità. La pedalata ecologica a Monte di Procida porta le persone in strada, mette insieme generazioni diverse e trasforma il ricordo in partecipazione. Nel pomeriggio, ad Acquamorta, gli aquiloni costruiti spesso in famiglia diventano un gesto semplice e riconoscibile. È il modo in cui la storia di Valentino Schiano continua a restare dentro la vita del paese.

Il Bar Pina, un luogo ricco di memoria ancora in vita

La storia di Valentino Schiano resta legata a Bar Pina, più che a un semplice luogo fisico. Dietro il banco, nella pasticceria, nelle fotografie conservate dalla famiglia, passa una parte importante della storia sportiva di Monte di Procida. La foto del 1959, con il paese raccolto intorno al primo gruppo sportivo, è ancora oggi una traccia concreta di quel momento.

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Primo gruppo sportivo 1959.

Enrico Schiano, nel racconto raccolto da Flegrei.it per il documentario commissionato dal Club Napoli Monte di Procida in occasione del primo Galà dello Sport, ricostruisce quella storia partendo da un punto personale: il rapporto con il padre. Da ragazzo lo seguiva nelle organizzazioni, portava documenti alla Federazione Ciclistica, preparava materiali, comprava pittura per segnare frecce e numeri sull’asfalto, aiutava nel bar e nella pasticceria. La memoria familiare diventa così memoria pubblica.

Valentino Schiano ha lasciato al paese una forma di sport popolare, concreta, fatta di biciclette, strade, lavoro, volontariato e passione. Il Memorial che porta il suo nome non è soltanto un omaggio, ma la prosecuzione naturale di una storia iniziata da un ragazzo di Cappella che sognava una bicicletta da corsa e finì per portare il Giro d’Italia a Monte di Procida.