Nel periodo compreso tra il Carnevale e la Santa Pasqua, nei quaranta giorni di Quaresima, in alcuni paesi della Campania spuntano dai balconi alcuni fantocci, rappresentanti appunto la “Vecchia della Quaresima”. Un simbolo di rinascita e transizione, passando dal digiuno di Cristo nel deserto e la morte del Carnevale alla resurrezione e quindi la liberazione. Una tradizione che si cerca di tenere ancora vive, provando a tramandarle alle nuove generazioni.

La Vecchia della Quaresima (o Vedova di Carnevale), un antico rituale del tempo di Quaresima diffuso ancora oggi in Campania
Chi conosce la Vecchia della Quaresima, altrimenti detta come la “Vedova del Carnevale”? Si tratta di un’usanza antica ancora attuale in molti paesi della Campania e che si sta cercando di tramandare alle nuove generazioni. Ovviamente c’è un legame diretto con le festività di Carnevale e Pasqua.
La Vecchia della Quaresima era un simbolo tradizionale della Campania, un fantoccio artigianale appeso alle finestre o ai balconi durante il periodo che va proprio dal Mercoledì delle Ceneri fino alla Santa Pasqua. Questa usanza, legata al concetto della "Vedova del Carnevale", rappresentava la transizione dall'abbondanza e dagli eccessi del Carnevale al periodo di magro e penitenza della Quaresima, per poi culminare nella liberazione simbolica rappresentata dalla Pasqua.
La Vecchia della Quaresima, significato e probabili origini
Il periodo di quaranta giorni della Quaresima era scandito dalla presenza della, cosiddetta, Vecchia della Quaresima, un fantoccio interpretato come un'anziana vedova, che simboleggiava il lutto per la fine del Carnevale e il passaggio alla Quaresima, dunque il tempo che separa la festa delle maschere fino alla Santa Pasqua.
Si pensa che l'origine di questa pratica possa risalire a culti più antichi del Mediterraneo o all'uso romano delle "Oscillum", sculture appese agli alberi come offerte votive. La Vecchia della Quaresima rappresentava, quindi, un simbolo di rinascita e di transizione, indicando sia i quaranta giorni di digiuno di Cristo nel deserto, sia il ciclo naturale della terra che passa dall'Inverno alla Primavera.
Con il passare del tempo, queste antiche tradizioni popolari sono state in larga parte dimenticate o perse, ma testimoniano un tempo e una cultura ormai tramontati.
Com’è fatto il fantoccio che simboleggia la Vecchia della Quaresima?
In molti si chiederanno come si realizza il fantoccio simboleggiante la Vecchia della Quaresima? Quali materiali si utilizzano e come vengono legati? Ebbene, la realizzazione della Vecchia della Quaresima è un processo dettagliato e specifico, adattato alle esigenze e alle tradizioni agricole locali. Bisogna assemblare gli elementi per incarnare l'immagine di una vecchia brutta e triste, vestita con stracci neri e con pochi capelli bianchi, talvolta coperti da un copricapo scuro.
Il corpo è solitamente formato da due palline di carta sovrapposte e rivestite di stracci, una più grande per il busto e una più piccola per la testa, per rappresentare sia il viso rugoso che l'abito logoro. L’aggiunta di ortaggi o frutta, come patate, carote o arance, sotto la gonna, con una parte che sporge, è finalizzato a reggere sette piume, simboleggianti le settimane di Quaresima. Il tutto viene poi legato insieme con filo di ferro morbido che trapassava gli elementi fino alla testa, formando un piccolo cappio.

Una volta completato il fantoccio, la Vecchia della Quaresima si appende all'esterno della casa e ogni settimana si stacca una piuma, segnando così le domeniche quaresimali fino alla Pasqua.
La variante musical-teatrale del Carnevale a cavallo della Vecchia
L’usanza tutta campana della Vecchia della Quaresima o (altrimenti detta) della Vedova del Carnevale, può essere meglio conosciuta anche con una variante teatrale: il passaggio del Carnevale a cavallo della Vecchia. Si tratta di una performance teatrale e musicale che coinvolge un figurante capace di indossare una doppia maschera.

La scena vede protagonista un Pulcinella, rappresentante il Carnevale, che si sovrappone sulle spalle di un'anziana donna sdentata e denutrita, simbolo della Quaresima. Accompagnati da musicisti che suonano tarantelle e altre melodie popolari, il Carnevale a cavallo della Vecchia danza così goffamente e lentamente, simboleggiando la difficoltà della Quaresima nel liberarsi del pesante e lussurioso partner carnevalesco. Una performance itinerante, quasi in processione, che inizia dal giovedì del Carnevale e prosegue durante la Quaresima, con la carovana di figuranti che, di volta in volta, si ferma davanti ai locali della città, dove il popolo li accoglie con allegria, offrendo vino e "salatielli", lupini in salamoia. Passeggiando per la città, Pulcinella agita nacchere e recita frasi oscene, mentre la Vecchia simula gesti erotici, al punto da provocare risate tra i presenti, invogliandoli ad essere più generosi verso la "Vecchia".

A questa sorta di rappresentazione teatrale spesso si associa un altro rito, complementare ad esso, ancora praticato in alcuni comuni campani: il funerale del Carnevale. Un vero e proprio corteo funebre, con un fantoccio raffigurante il Carnevale che viene trasportato per le strade della città in una bara decorata con fiori e ghirlande, per poi essere bruciato in un falò espiatorio. Quest’ultimo non prima di una sorta di maleficio, di condanna pubblica al piacere e al vizio, segnando solennemente l'inizio della Quaresima, descritta da molti napoletani come "più nera e più brutta della Morte".
I luoghi della Campania in cui vive ancora oggi l’usanza del pupazzo della Vedova del Carnevale
In quali luoghi della Campania è ancora sedimentata questa tradizione del fantoccio della Vecchia della Quaresima? Questa usanza era molto diffusa a Napoli fino agli anni '60, soprattutto nel centro storico, grazie alle testimonianze di alcuni scatti fotografici o racconti familiari legati alle usanze del Carnevale napoletano, o in alcuni quartieri come la Sanità, ad esempio, con i pupazzi penzolanti fuori i balconi o le finestre dove si vedevano le sette piume di gallina, probabilmente sei nere per le domeniche della Quaresima e una bianca da staccare nel giorno di Pasqua.
Ma è soprattutto nel Cilento e nelle province di Benevento, Avellino, Caserta e in alcune zone dell’area Nord di Napoli che oggi sopravvive ancora. Ad Alife, nel casertano, viene segnalata ancora una particolare declinazione di questo rito, dove il vecchio fantoccio, il più delle volte costruito sulla base di un tronco di albero di quercia rivestito, viene segato, diviso in pezzi o bruciato per simboleggiare la fine della Quaresima e l'arrivo della primavera.
Sebbene questa tradizione abbia perso la sua diffusione nel contesto urbano, sopravvive ancora nei racconti familiari e nelle testimonianze visive, mantenendo viva la memoria di un tempo passato e delle pratiche culturali che lo caratterizzavano.